Esplorazioni Visive e Atipicità: L’Universo Artistico di Marco Marraffa

“L’arte mi ha dato la consapevolezza di fare e di creare, di scoprire il colore e anche le cose astratte, di fare ritratti e autoritratti. Tutto mi ha dato modo di fare e di creare un’immagine, tipo quella dei film o degli attori dei film più famosi”.

Le opere di Marco Marraffa incarnano un tributo alla non conformità e all’esplorazione, spesso influenzate da una neuroidentità che valorizza l’atipicità. Questa tendenza si riflette nelle sue composizioni astratte ricche di colori vividi e strutture come forme geometriche e simboli matematici, riadattati in modo giocoso e ritmico.

Marraffa rielabora i segni matematici, spogliandoli del loro significato originale e trasformandoli in elementi di un linguaggio visivo nuovo e ludico. Questa trasformazione testimonia il suo rapporto complesso con la matematica, riconvertendo i suoi elementi in strumenti di espressione artistica.

L’artista cita Picasso come riferimento e trasforma le forme familiari in narrazioni visive uniche. Nella sua serie di “amici immaginati”, Marraffa ritrae personaggi espressivi e accattivanti con uno stile che ricorda Dubuffet, usando pennellate e colori che conferiscono energia e vitalità alle immagini.

Queste opere, con il loro ritmo vivace e la loro materialità, invitano lo spettatore a una contemplazione più approfondita.

Marraffa sottolinea l’importanza di prendersi il tempo necessario sia nella creazione che nell’apprezzamento dell’arte, promuovendo un’osservazione attenta e intima delle sue opere, che sono tanto astratte quanto figurative.

L’artista è capace di ridurre i segni a semplici accenni che si fondono in una resa dinamica, rappresentando una creatività costantemente in fermento e sfidando la convenzione attraverso una semplificazione segnica e l’adozione di una tecnica pittorica materica e varia.

Le opere di Marco Marraffa che si ispirano ai poster cinematografici sono il frutto della sua passione per il cinema e rappresentano un’estensione della sua esplorazione di forme e segni autoreferenziali. L’artista paragona la pittura alla regia cinematografica, dove la realtà viene ricreata con una finzione visiva convincente. Le sue immagini non solo riproducono ma anche evocano realtà, invitando gli osservatori a immergersi completamente nell’esperienza visiva e emotiva offerta dal dipinto. Marraffa induce lo spettatore a vedere oltre la superficie dell’opera, superando la mera rappresentazione mimetica per cercare la realtà all’interno della materialità stessa del dipinto.

Nel contesto dell’arte, Marraffa e maestri come Picasso, Dubuffet e Johns vengono spesso confrontati per fini didattici, ma tali confronti possono essere riduttivi e mascherare la distintiva atipicità di ogni artista. Questa atipicità va celebrata nella sua specificità e non nelle somiglianze, sostenendo l’idea che la differenza è un’identità a sé stante e non una mancanza.

“L’arte”, sostiene Marco, “è un modo di creare, di recitare, di vedere e anche un modo di osservare […]. L’immagine si deve correggere, si deve scegliere, poi si crea e si fa con calma, senza mai andare di fretta. Anche il pubblico non dovrebbe andare di fretta”.

 

FORME IN FLUSSO /

Un progetto di @ultrablupublishing
A cura di Ricardo De Mambro Santos

🗓️Dal 25.11.2023 al 20.01.2024
presso @spazio_ultrablu 

/ Piazza Americo Capponi 7, Roma

Orari d’apertura
Lun – sab: 15.00 – 20.00

Ingresso libero