// Chi siamo · Il pensiero dietro lo spazio
La nostra filosofia
Quattro parole la riassumono: con loro, non per loro. Ultrablu non è un progetto pensato per le persone neurodivergenti: è un luogo costruito insieme, dove artisti neurodivergenti e neurotipici lavorano fianco a fianco, senza gerarchie e senza finalità terapeutiche. Qui sotto c'è il ragionamento che tiene in piedi tutto il resto.
La normalità è una statistica travestita da natura
"Normale" non descrive come le persone sono: descrive solo ciò che è frequente. La normalità non è una proprietà delle persone, è una proprietà degli ambienti: la stessa persona che un ambiente dichiara incapace, in un ambiente diverso disegna, incide, pubblica, vince premi. Non perché sia guarita: perché finalmente qualcosa non la disabilita più.
Gran parte della sofferenza neurodivergente non viene dalla neurodivergenza: viene dall'attrito con spazi, tempi e regole costruiti su misura di un solo tipo di mente. Gli ambienti, però, si possono riprogettare. Ultrablu è esattamente questo: un ambiente riprogettato.
Con loro, non per loro
"Per loro" mette una distanza: divide chi aiuta da chi è aiutato. Noi quella distanza l'abbiamo tolta. In atelier non ci sono tutor, non ci sono gerarchie, non c'è arte-terapia: c'è una comunità che si autoeduca, dove l'apprendimento gira in tutte le direzioni e chi è neurotipico sta in un posto preciso: accanto, non sopra.
Quando arriva una persona nuova in atelier non le chiediamo la diagnosi: le chiediamo cosa le piace fare.
La diagnosi dice cosa una persona non sa fare nella media degli ambienti sbagliati. La domanda su cosa le piace apre la porta dell'unico ambiente che conta: il suo.
Oltre l'inclusione: la convivenza
La parola inclusione nasconde una trappola: chi include detta le condizioni, chi viene incluso riceve un permesso. E un permesso, per sua natura, può essere revocato. Per questo non parliamo di inclusione ma di convivenza delle differenze: uno spazio non si concede, si costruisce insieme, e nessuno deve far entrare chi è già dentro.
È la stessa idea che guida la nostra Libreria Diversalista, ispirata a Édouard Glissant: la differenza non è un reparto, è il principio ordinatore.
Uno spazio a forma di rete
Atelier, casa editrice, galleria, libreria e progetti convivono nelle stesse stanze di Piazza Americo Capponi: una rete senza centro né gerarchia, dove ogni porta è un ingresso. La forma di un luogo è già una dichiarazione di intenti: qui un fumetto attraversa il corridoio e trova chi lo impagina, un'opera nasce a pochi metri da dove verrà esposta.
L'ascolto arriva prima di ogni porta: ogni progetto di ultrablu nasce da una conversazione con le persone neurodivergenti che lo abiteranno, non da un'idea decisa altrove e poi "resa accessibile" a posteriori. Sono loro a indicare linguaggi, tempi e forme fin dalla prima bozza — non collaboratori aggiunti a un progetto già definito, ma autori della decisione stessa, dall'inizio. È una rete pensata insieme a chi la attraverserà, non per chi la attraverserà.
L'arte è un processo, non una terapia
Qui l'arte non serve a "stare meglio" e non è un prodotto da vetrina: è il luogo dove la domanda su cosa sia l'essere umano si fa con le mani. Per questo quando un'opera non funziona lo diciamo, con gentilezza ma lo diciamo: il giudizio professionale è la forma più alta di considerazione che si possa offrire a un artista. L'alternativa, l'applauso automatico, è solo abilismo con il fiocco.
Vedere le stesse cose in modo diverso: è la definizione dell'arte, ed è la definizione della neurodivergenza. Per questo crediamo che sia l'arte ad avere bisogno della neurodivergenza, non il contrario.
"La rivoluzione sarà neurodivergente, o non sarà."
Fiamma Tarola · ULTRABLU
In pratica, ogni giorno
Non chiediamo la diagnosi: chiediamo cosa ti piace fare.
Quando un'opera non funziona lo diciamo: il rispetto passa dal giudizio, non dall'applauso automatico.
Proviamo a piegare le scadenze ai tempi delle persone, e non viceversa.
Chi è neurotipico sta accanto, mai sopra: supporto sì, controllo no.
Nove anni di tentativo riuscito
Ultrablu nasce a Roma, in via Germanico, per iniziativa di Virgilio Mollicone e Monica Nicoletti: prima l'atelier, subito dopo la casa editrice.
Convegno "Autismo: un futuro nell'arte" alla Camera dei Deputati. "La Parata" di Andrea Calcagno riceve la menzione speciale al Premio Zanibelli.
Convegno al Senato e prime grandi fiere dell'editoria indipendente, da Più libri più liberi a Book Pride.
L'atelier esce in strada: due bandi Lazio Street Art, il murale collettivo di 700 mq alla scuola di Frascati e l'intervento al Mercato di Ponte Milvio.
Trasferimento in Piazza Americo Capponi 7. In ottobre la galleria inaugura con "Lontano vicinissimo ultrablu". Premi ADM e Asperger Film Festival.
Vittoria del bando PNRR con Ultraleggibili. Riconoscimento della Commissione Cultura della Camera per le Arti Divergenti. Premio Restart.
Anteprima di Ultraleggibili alla Rome Startup Week e avvio della collaborazione con l'Università LUMSA.
Partnership con il MAXXI: visite "The Large Glass: visioni plurali" con mediatori neurodivergenti. Cinque opere nel docufilm Rai "Blu, il colore dell'autismo". Nasce la collana internazionale EverAccess Books.
EDI Global Forum al MANN di Napoli, validazione scientifica di Ultraleggibili con l'Università di Macerata, collaborazioni internazionali verso Skopje 2028.
Se passi da Piazza Americo Capponi, la porta del bar è aperta. Entra pure per il caffè: il resto viene da sé.
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